Digital Custom

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Il Santo Graal dei servizi digitali: il custom.

Entrare nella boutique di un sarto, allenarsi con un personal trainer o farsi fare una dieta da un nutrizionista, esperienze “tailored” (fatte su misura) che applicazioni e startup sempre di più cercano di emulare con i loro servizi. Il motivo è motlo semplice, c’è una legge universale di mercato che dice:

  • Standard, uguale per tutti: basso prezzo
  • Custom, su misura: alto prezzo

Questa legge è più storica che attuale, ma è un concetto che rimane radicato in noi. Mi spiego meglio. Nel mondo “non digitale” mettendo a confronto il sistema produttivo di un abito sartoriale con un abito prodotto in serie (ignoriamo per un attimo i costi di avviamento) le differenze sono chiare ed intuitive a tutti. L’alto costo di un abito su misura è necessario a coprire gli alti costi di produzione, il tempo e gli sforzi che il sarto investe in quell’abito. Questo perché quella del “su misura” tradizionale, non è una attività scalabile.

Ma sebbene nel mondo “digitale” questa legge decada, non decade l’intuizione che noi ne abbiamo, o comunque la percezione della qualità che ne deriva. Riuscire a fornire un servizio “sartoriale” con un software è tanto costosto (sempre escludendo i costi di avviamento) tanto quanto fornirne uno “non sartoriale”. Il codice è codice, come tale è scalabile con strutture dei costi decisamente meno che proporzionali di a un prodotto fisico, a prescindere dal servizio che il software stesso offre.

Tale differenza non è tuttavia intuitiva e lascia spazio alla sopravvivenza del concetto che il su misura sia costoso anche nel mondo digitale.

Questo tipo di esperienza utente (di UX) è sempre stata quasi impossibile da emulare in modo efficace per software in generale, website e applicazioni. Ciò ha reso quasi impossibile comunicare a pieno quel senso di qualità, attenzione e cura dei dettagli che compongono una parte fondamentale di una UX sartoriale.

Sistemi di machine learning, e pseudo tali, stanno invece Freeletics logoora aprendo il panorama a servizi “su misura” dedicati agli utenti. Un esempio tra tutti: Freeletics.

Nata nel 2013, questa app per il FItness è già presente in oltre 160 nazioni, revenue a 7 cifre, oltre 3M di utenti registrati e più di 50 impiegati. Crescita mese su mese nel 2014: 30% e recentemente emulata da first movers in questo ambito come Runtastic con il loro “Runtastic Results“.

Queste performance sono ovviamente dovute a un mix di fattori che hanno permesso a questa startup di Monaco di esplodere negli ultimi anni. Tra tutti analizzeremo la loro “killer feature”: il Coach.

Premessa: Freeletics è una app freemium, ha quindi:

  • Una serie di servizi base: set predefiniti di allenamenti con video correlati e la possibilità di gestire un proprio profilo social per restare in contatto con i propri amici
  • Una set di feature a pagamento: il Coach, corredato di altri set di esercizi e una dieta alimentare opzionale

Ad una cifra variabile (vedremo poi in base a cosa) tra i 9 e 15 euro al mese gli utenti hanno la possibilità di usufruire di un sistema di pianificazione customizzato degli allenamenti.

Per quanto non sia chiaro come il software del Coach sia strutturato, le premesse e le funzioni sono esattamente le stesse di un software di machine learning.

Lauser journey è la seguente:

  • Attivate il Coach
  • Inserite i vostri dati personali (età, sesso, peso, altezza, eventuali problemi fisici e qualche informazione sulle vostre condizioni di salute)
  • Inserite le vostre preferenze di allenamento (resistenza, massa, bilanciato? Vi state allenando all’aperto o in casa? Quante volte a settimana volete allenarvi, ecc)
  • Il sistema vi chiederà quindi di effettuare una serie di esercizi fisici base per valutare l’attuale livello di allenamento:
    • Guardate il video tutorial dell’esercizio
    • Tap su “Avvia”
    • Fate l’eserizio
    • Tap su “Fine”

Ecco che il Coach ha adesso il suo “training set” di dati

  • Iniziate la normale routine di allenamenti seguendo la scheda del coach
  • Alla fine di ogni allenamento il Coach vi chiederà un feedback sullo allenamento: è stato troppo duro? Troppo leggero? Potevate fare di più?

Ecco che i pesi vengono regolati migliorando il fit del modello sulla persona

  • Alla fine della settimana c’è un recap e vengono chiesti ulteriori feedback (e quindi ulteriore affinamento)

La grande domanda è: funziona? Certo che funziona, vi fa letteralmente sputare l’anima per le prime 2 o 3 settimane (e aspettate di arrivare alla settima settimana con la hell week). Personalmente, dopo averlo provato per 8 settimane, posso confermarne l’efficacia. Non entrerò nel dettaglio perchè sull’efficacia del sistema andrebbe anche aperto un capitolo psicologico/motivazionale.

Freeletics appla storeFreeletics offre 4 livelli diversi di personalizzazione, sotto forma di 4 differenti app

  • Freeletics Gym
  • Freeletics Bodyweight
  • Freeletics Running
  • Contestualmente offre anche un servizio di “Coaching” alimentare con principi di customizzazione simili all’allenamento.

Ciò che Freeletics sta riuscendo a fare è fornire quel senso di “custom” e dedizione che prima poteva essere vissuto solo attraverso l’interazione con un personal trainer e/o un nutrizionista. Con la differenza fondamentale che a fronte di una più alta qualità percepita dall’utente, l’effort, a differenza di un personal trainer, è tanto quanto sarebbe quello di gestire una comune app con video di allenamenti.

Questo dettaglio permette a Freeletics di porsi in una fascia a metà tra il prezzo di un personal trainer (400+ euro al mese) e quello di una comune app (0,79 cenetesimi una tantum).

Certo, la qualità del servizio è profondamente diversa, ma l’app offre un’opzione alternativa andando ad attrarre quella fascia di persone che vorrebero avere un servizio simile a quello del personal trainer ma non possono permettersi il servizio “tradizionale”.

Freeletics riesce a fare ciò che fa spotify (fidelizzarci ad ua abbonamento di 10+ euro mensili) ma senza avere i costi del suo collega Musicali (diritti musicali, storage, streaming etc), non male eh? Spotify stesso cerca a suo modo di fornire un servizio custom al suo interno (avete mai provato la playlist “Scopri: Novità della settimana”?) ma viene presentato come un qualcosa in più non come il focus del prodotto.

In un certo senso, Freeletics, e le app simili, stanno aprendo vecchi mercati a nuove fasce di utenza aumentando l’offerta di prodotti e servizi automatizzandoli con software perfettamente scalabili, adattivi e a basso prezzo, riuscendo così a garantirsi ottimi ricavi.

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About Author

Studio Business Administration ma sono appassionato di Big Data e AI. Quello che faccio: Coworking, TEDx e Wearable. Quello che sono: uno studente di Economia con il rimpianto di non essersi iscritto ad Informatica. Quello che voglio: vedere oltre.

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