Humanoid Robots VS Superhumanoid Robots?

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Ci stiamo piano piano abituando all’idea che probabilmente tra qualche anno i robot saranno presenti nelle nostre case, nei nostri uffici e in moltissimi altri aspetti della nostra vita quotidiana.

I ricercatori sperano che i robot potranno aiutarci in una moltitudine di compiti diversi come le faccende domestiche, la cura degli anziani, il supporto nella fisioterapia, il monitoraggio dei malati negli ospedali, l’insegnamento nelle scuole e magari anche il servizio di cappuccini da Starbucks.

Tuttavia abbiamo sempre immaginato che questi robot sarebbero sembrati quasi dei giocattoli, come Riba (ideato per il sollevamento dei pazienti) o Pepper (ideato per dare informazioni).

RIBA e Pepper

RIBA a sinistra e Pepper a destra

Invece, molto probabilmente, ci troveremo faccia a faccia con robot umanoidi sempre più sofisticati, tanto che a una prima occhiata veloce non sapremo distinguerli da una persona vera.

Ma a che punto è la ricerca? E soprattutto: siamo davvero pronti ad interfacciarci con qualcosa che ci assomiglia in maniera fedele?

Per capirlo bisogna conoscere una delle persone che più ha dato impulso con le sue ricerche agli humanoid robots dotati di intelligenza artificiale: il professore Hiroshi Ishiguro dell’Università di Osaka.

È diventato famoso nIshiguroel mondo dopo aver realizzato una sua quasi perfetta copia robotica un paio di anni fa. L’idea nacque dalla necessità di poter svolgere lezione in posti diversi del Giappone nel corso della stessa settimana, anche quando doveva recarsi all’estero per altri impegni.
Perché non realizzare una copia che potesse essere telecontrollata? Il robot, chiamato Geminoid, era anche dotato di AI per poter rispondere alle domande ma questa sua funzione, almeno nel primo modello, venne utilizzata scarsamente essendo ancora imperfetta (non potendo quindi svolgere correttamente il compito di rispondere alle domande dei suoi studenti).

Geminoid è solo il capostipite di una serie di robot ideati dal professore Hiroshiio. Repliee R1. Ispirato alla figlia di 5 anni (sua copia più o meno identica) pare che quest’ultima, la prima volta che si trovò faccia a faccia con la sua versione robotica, scappò via piangendo spaventata.

Prima di lui altri ricercatori avevano tentato di realizzare robot che riproducessero un essere umano senza però riusciire a raggiungere livelli di somiglianza accettabili. Tra i tentativi più importanti:

Dopo Hiroshi Ishiguro, grazie al suo lavoro, molti altri hanno cominciato a realizzare robot con sembianze e proporzioni più simili a quelle di un essere umano, come ad esempio:Nadine Robot

  •  EveR-1 sviluppata nel Korea Institute of Industrial Technology
  • Nadine sviluppata presso la Nanyang Technological University (NTU Singapore).

Nadine è un robot che potrebbe essere utilizzato in moltissimi campi diversi (assistenza agli anziani, cura dei bambini, receptionist, aiuto negli uffici, etc) perché grazie all’intelligenza artificiale è in grado di sorridere, sbattere le palpebre, stringere le mani e mantenere il contatto visivo. Inoltre è in grado di ricordare le persone con cui ha già interagito e delle conversazioni avute con esse. Nadine riesce a trasmettere un senso di umanità anche perché capisce se il mood della conversazione è triste o allegro in base al tono dell’interlocutore e si adegua trasmettendo un senso di consapevolezza su ciò che sta succedendo.

Tuttavia molte persone la prima volta che hanno visto Nadine hanno provato un misto di repulsione e paura e anche nel momento in cui si interagisce con lei si prova un senso di estraniamento. Questo perché il cervello umano è “programmato” per relazionarsi con altri esseri umani e non con i robot.

Come sarà possibile allora che robot di questo tipo siano accettati dalla società nel quotidiano?

È ancora Ishiguro a dare la risposta: è necessario che i robot diventino più simili a noi e ci trasmettano quella sensazione di essere in presenza di un essere umano, i giapponesi la chiamano “sonzai kan“.

Ma da dove viene il senso di umanità? E un robot può presentare questa caratteristica?

Sempre secondo Ishiguro il vero problema è che fino ad oggi gli studi degli scienziati nel campo dei computer e della neuroscienza si sono concentrati soprattutto sul tentativo di emulare il funzionamento della mente e non si è invece studiato come incidono le emozioni e i comportamenti nelle interazioni fra le persone.

C’è quindi la necessità di capire il comportamento umano più a fondo, sviluppando nuovi sensori che ci permettano di agire oltre che sul livello del comportamento anche su quelli di intenzioni e desideri. Questi sono presenti negli umani e si dovranno implementare anche negli automi permettendo forse un giorno che possano sviluppare una personalità propria.

Su queste basi Ishiguro ha implementato nei suoi umanoidi, grazie all’intelligenza artificiale, alcune capacità che migliorano notevolmente l’interazione uomo-robot. Tra queste troviamo la funzione di “Interruptibility” grazie alla quale se la persona cambia argomento il robot non porta a termine la frase (come ha fatto fino ad oggi) ma lo capisce e si adegua cambiando il tema della conversazione. Oppure la funzione di “Motion Parametrization” che migliora notevolmente la gestualità del robot facendo si che la persona si senta davvero considerata mentre parla. Esistono poi anche software che permettono di simulare i movimenti involontari come la respirazione.

E nonostante qualcuno nella comunità scientifica si sia posto il problema di uno sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale (fino al punto di scrivere una lettera aperta sul tema) e qualcuno abbia paura che potremmo arrivare a perdere il controllo dei robot (perché potrebbero diventare tanto intelligenti da ribellarsi) Ishiguro sostiene che questi studi ci permetteranno di avere una più profonda conoscenza di noi stessi portando solo benefici.

Non tutta la comunità scientifica è però dello stesso parere e Carlos Balaguer, professore spagnolo esperto di robot umanoidi, ha sostenuto l’inutilità di ricreare robot uguali agli umani (e quindi con le loro stesse limitazioni)  con queste parole :

In effetti molti sono gli studi in questo senso, sia per realizzare robot che possano eseguire compiti in condizioni avverse per la vita umana (come i robot realizzati per il DARPA Robotic Challenge che dovrebbero essere impiegati nel caso di disastri nucleari), sia per potenziare gli stessi esseri umani attraverso ad esempio esoscheletri che ne aumentino la forza fisica.

E voi da che parte state?

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