Humai potrebbe offrirci una seconda “vita”

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Josh Bocanegra, fondatore e CEO del progetto Humai ha annunciato di voler realizzare entro i prossimi 30 anni lo sviluppo di un ibrido in parte uomo e in parte robot, che possa –a suo dire- «Rendere la morte opzionale», con buona pace del filosofo Kierkegaard (secondo cui Nella vita l’unica cosa certa è la morte).

Il team di Humai al momento è composto da appena 5 ricercatori: uno sviluppatore di software di AI, un esperto di bionica e sensori, un esperto di AI e nanotecnolgie, un portavoce del progetto e il fondatore, che è prevalentemente concentrato sull’implementazione della strategia aziendale.

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A partire dal 2017, Humai inizierà a catturare con dei microsensori ogni aspetto della vita dei suoi clienti (modelli comportamentali, voce ed espressioni usate frequentemente, cronologia di navigazione, prestazioni fisiche, ecc.), da far elaborare da un’apposita app, realizzata nello spirito del «c’è una app per tutto», e quindi salvate in un chip da collocare all’interno  di un robot.

Nonostante il fondatore di Humai abbia dichiarato di «non voler sconfiggere la morte, ma solo renderla opzionale», a mio avviso le possibili applicazioni commerciali di questo ambizioso progetto potrebbero essere moltissime, con implicazioni etiche che dovrebbero seriamente essere prese in considerazione. Ne elenco qualcuna solo a titolo esemplificativo:

  • si potrebbe lasciare una copia di sé stessi da far “vivere in eterno” nel corpo di un robot. Invece delle ceneri del caro estinto, si potrebbe avere una copia “fedele” non solo del patrimonio genetico (attualmente possibile grazie alle tecniche di clonazione, mai provate ufficialmente con esseri umani) ma anche delle caratteristiche astratte di ciascuno di noi;
  • si potrebbero sostituire degli animali-robot agli “originali” rinchiusi negli zoo;
  • Si potrebbe realizzare qualcosa di vagamente simile alle teste dei presidenti americani conservate “sotto vetro” nella serie televisiva a cartoni animati Futurama (creata da Matt Groening e David X. Cohen);
  • Se fosse possibile inviare informazioni al cervello (attualmnte si possono solo elaborare le onde cerebrali in uscita), si potrebbero “codificare” i dati raccolti da Humai sulle prestazioni dei migliori operai, atleti e soldati e creare un “esercito delle eccellenze”.

Che ne pensi di questa notizia? Quali altri utilizzi si potrebbero fare del progetto Humai? Faccelo sapere nei commenti a questo articolo!

 

POST SCRIPTUM

Ci siamo imposti di divulgare solo notizie vere su W1S3.com, trascurando tutto ciò che ha a che fare con la finzione e più in particolare con il vasto mondo della fantascienza.

Nonostante il sito web del progetto Humai sia composto solo da una misera pagina che spiega poco o nulla di ciò che intendono fare, ho deciso di approfondire la notizia dell’immortalità ottenuta tramite il ricorso all’AI. La loro pagina Facebook è stata creata il 30 ottobre di quest’anno, e la prima cosa a cui ho pensato è stata una burla di un fan dei racconti di Mary Shelley da far circolare il giorno di Halloween, ma leggendo gli articoli citato nelle fonti di questo post, ho concluso che in fin dei conti questo progetto ha del potenziale. È ancora troppo presto per urlare “SI PUÒ FARE!” come fece il Prof. Frederick Frankenstein nel capolavoro Frankenstein Junior (diretto da Mel Brooks).

L’unica cosa certa è che vi terremo aggiornati sui progressi di questo singolare progetto!

Fonti

Image credits: https://www.facebook.com/humaitech/

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