Eugene VS Turing: i 5 minuti che hanno cambiato la storia dell’AI.

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Esattamente un anno fa i giornali di tutto il mondo annunciavano che Eugene Goostman, un tredicenne ucraino, era riuscito ad “ingannare” un team di esperti della Royal Society, scrivendo una pagina fondamentale della storia dell’AI.

Quella che celebriamo oggi non è l’impresa di un “Giamburrasca” qualsiasi, ma di Eugne Goostman, un programma sviluppato da un team di ingegneri russi, che è riuscito per la prima volta nella storia a superare il Test di Turing, convincendo il 33% dei giudici (nominati dalla Royal Society di Londra) di essere un tredicenne nato ad Odessa, in Ucraina, anziché un algoritmo di AI.

Nella storica pubblicazione “Computing Machinery and Intelligence” del 1950, il poliedrico Alan Turing formulò un quesito estremamente semplice, ma dalle implicazioni etico/sociali vastissime: “Can machines think?”; Successivamente riformulato in “Le macchine sono in grado di fare ciò che noi facciamo (in quanto esseri pensanti)?“. Il Test che porta il suo nome, pur essendo stato più volte criticato, è ancora oggi -dopo 65 anni- la fonte per fornire la risposta a questa difficile domanda: sarebbe stato sufficiente far interagire per cinque minuti, attraverso il monitor di un computer, un gruppo di persone (giudici) con alcuni interlocutori umani, e alcuni computer. Nel caso in cui almeno il 30% dei giudici fosse stato ingannato da un interlocutore digitale si sarebbe potuto affermare che quest’ultimo fosse dotato di intelligenza artificiale, paragonabile a quella umana.

Il test -vale la pena ricordarlo- era stato formulato alle origini dell’era informatica, quando servivano decine di metri quadrati per contenere i computer che oggi hanno le dimensioni di un’unghia della mano, e forniscono prestazioni che sarebbe ridicolo confrontare. Negli anni sono stati elaborati numerosissimi algoritmi di intelligenza artificiale, ma nonostante l’avanzamento tecnologico, nessuno prima di Eugene era mai riuscito a superare l’ambito Test.

egQuesti ricercatori russi meritano di essere ricordati, perché grazie al loro impegno sono riusciti a portare a termine un progetto dalle implicazioni inimmaginabili. Non si tratta semplicemente dell’aver vinto una delle tante sfide “uomo VS macchina”, Eugene è infatti riuscito ad espugnare simbolicamente “l’Excalibur dell’umanità”, quel quid in più che ci distingueva in quanto esseri umani, e che per oltre 65 anni era stata trattata come una semplice elaborazione teorica di brillanti pensatori e programmatori informatici.

Image credits: Huffington Post; robotenomics.it

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